metempsychosis

metempsicosi

l'anima trasmigra e incarna la materia

L’intelletto è nella ragione, la ragione è nell’anima, l’anima nel soffio, e il soffio a sua volta penetra attraverso le vene, le arterie e il sangue, e così muove l’uomo. – Digressione sull’errore di coloro che assimilano l’anima al sangue.
L’ascesa dell’uomo si attua per mezzo della conoscenza, che è l’unica salvezza per l’uomo. E’ soltanto con questo mezzo che la sua anima diviene buona.
Sfortunatamente, essa non resta buona sempre, ma diviene necessariamente malvagia in quanto, una volta separata dall’Anima del mondo, attaccata com’è a un corpo che la soffoca, essa dimentica ciò che è bello e buono, con un oblio che è il suo vizio.
Il vizio dell’anima è la “non-conoscenza”. L’anima che ignora il Bene ignora se stessa, si trova in balìa delle passioni corporee e cade in schiavitù in corpi estranei alla sua natura, che essa porta come un fardello.
Senza l’intelletto, l’anima non può nulla, è come l’anima senza ragione.
Ora, l’intelletto non viene all’anima attaccata al corpo; la lascia nella sua condizione di schiavitù, soffocata e tirata in basso dal corpo: e l’uomo siffatto non è più veramente un uomo.
La virtù dell’anima è la gnosi. Lo gnostico è buono, poi, già divino. E’ un uomo sobrio di parole, estraneo alle conversazioni, tutto raccolto in Dio, che non si lascia affatto esprimere in parole né udire all’orecchio. Poiché esiste una grande differenza tra la sensazione, che è materiale, e la conoscenza, che è opera dell’intelletto.
Non c’è nulla di più divino e di più attivo dell’intelletto. Questo è il Demone Buono.
Beata l’anima che ne è piena, e sventurata invece quella che ne è più vuota.

metempsicosi

Dal gr. μετεμψύχωσις, comp. da μετά (prep. che indica il trasferimento), ἐν («dentro») e ψυχή («anima»). Credenza propria di alcune dottrine religiose secondo cui, dopo la morte, l’anima trasmigra da un corpo all’altro, fin quando non si sia completamente affrancata dalla materia. Originaria dell’antica India e attestata già nelle Upaniṣad (in cui è connessa alla teoria del karma), questa dottrina fu accettata in parte e perfezionata dal buddismo.
In Occidente la dottrina della metempsicosi si ritrova nella religione mistica degli orfici (da cui è poi passata nella filosofia greca), per la quale la metempsicosi non termina, come nel buddismo, con l’annientamento dell’individualità umana, ma con il trionfo completo dello spirito – concepito come eterno – sulla materia, nella quale era stato imprigionato (σῶμα=σῆμα) e da cui riesce finalmente a liberarsi.

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